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Imballaggio
Standard
Dimensioni
50L x 50A x 2P cm
Anno
2026
Soggeto
Ritratto, Figura umanaStili
RealismoColori
Rosa, Bianco, NeroImmerso in un nero profondo, che è insieme sfondo e sostanza, emerge il volto enigmatico di una donna. È l’unico elemento visibile, come se il resto del corpo si fosse dissolto nel vuoto. Il nero che la circonda è il velo del burqa: non la avvolge completamente, ma incornicia il viso, lasciandolo esposto in modo disarmante. Sul volto, tre occhi perfettamente allineati fissano lo spettatore. Lo sguardo sembra vibrare, quasi animarsi, come se fosse reale: un’illusione ottica generata dalla presenza simultanea di più occhi, che il cervello non riesce a ricondurre a un unico punto di messa a fuoco. Nel tentativo di percepirli insieme, lo sguardo appare vivo, instabile, inafferrabile. L’occhio dello spettatore incrocia quello della figura, ma senza mai riuscire a concentrarsi su uno solo: è costretto a oscillare, a perdersi. Questa impossibilità di mettere a fuoco diventa metafora di una condizione più ampia: un sentire contemporaneo segnato da disorientamento e frammentazione. Come gli occhi disturbano la visione, così la mente può perdere il proprio centro. L’opera richiama, in modo sottile ma incisivo, il tema dei disturbi mentali in una società che fatica ancora ad accoglierli e comprenderli, preferendo spesso nasconderli o semplificarli. L’assenza di un punto stabile non è solo un effetto visivo, ma un’esperienza emotiva e psicologica condivisa, che rivela la fragilità dell’equilibrio interiore. In questa ambiguità si insinua il dubbio: quale di questi sguardi è reale? E soprattutto, esiste davvero uno sguardo autentico, o è sempre una costruzione? L’opera si trasforma così in uno specchio percettivo, che mette a nudo una condizione umana contemporanea: mai centrata, sempre sfuggente, esposta e al tempo stesso giudicata. Guardare diventa essere guardati. Il titolo Nulla da vedere gioca sull’ambiguità del velo. Tradizionalmente associato all’invisibilità e alla cancellazione dell’identità femminile, qui il burqa diventa un paradosso visivo: non vela, ma svela. Non nasconde, ma espone un’identità che si rivela frammentata, molteplice, instabile. Il terzo occhio – simbolo di una conoscenza altra, interiore – non restituisce una verità univoca, ma amplifica la percezione di un io che si osserva e si costruisce nello stesso momento in cui si mostra. L’opera si inscrive anche come uno sguardo al femminile sul presente: un volto di donna che osserva e, al tempo stesso, giudica. In un contesto storico che ancora non offre certezze né equilibri stabili, lo sguardo femminile qui si fa consapevole, quasi anticipatore. L’occhio in più diventa segno di una visione ulteriore, come se la figura rappresentata fosse già arrivata a una verità che allo spettatore sfugge. Il nero che avvolge tutto è il nulla: assenza di forma, di contesto, di tempo. Eppure, da questo nulla emerge un volto che sembra affermarsi come identità, ma che resta sospeso tra presenza e illusione. Ciò che vediamo è davvero un io, o solo la sua immagine? Nulla da vedere non è solo un titolo ironico o provocatorio: è un invito a interrogarsi su quanto di ciò che crediamo di essere sia autentico e quanto, invece, sia riflesso, proiezione, costruzione. In un equilibrio fragile tra rivelazione e maschera, l’opera mette in scena l’io come qualcosa di mutevole, ambiguo e profondamente ingannevole. Titolo: Nulla da vedere Serie "Disturbi" Acrilico su legno, 50 cm